Il programma del Lunedì sera

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Noi non siamo napoletani

da | 13 Dic 2025 | I nostri Ospiti, Redazione, Serie A, Tifosi, TOP NEWS, Ultime news

Ci risiamo, ancora una volta. I soliti ignoti, o se preferite i soliti ossessionati dal pallone, che dietro la maschera del tifo continuano a riversare odio nel mondo dello sport più bello del mondo. Uno sport che potrebbe essere infinitamente più bello senza questi comportamenti, senza queste provocazioni sterili, senza questo bisogno quasi patologico di colpire la tifoseria avversaria.

L’ennesimo episodio si è consumato durante Udinese-Genoa al Bluenergy Stadium, dove è apparso uno striscione con la scritta «Noi non siamo napoletani». Una frase che non aveva nulla, assolutamente nulla, a che fare con la partita in corso. Un atto gratuito, inutile, ma purtroppo tutt’altro che isolato. I napoletani queste cose le conoscono bene: da sempre abituati a essere tirati in ballo negli stadi di mezza Italia, tra cori, insulti e striscioni, anche quando il Napoli non è nemmeno in campo.

C’è chi lo definisce razzismo territoriale. Io lo definisco un’ossessione illogica, compulsiva, quasi malsana. Oltretutto da buon napoletano non posso fare a meno di pensare che sia anche un potente catalizzatore di energie negative. Non a caso, puntualmente, l’Udinese ha poi perso in casa contro il Genoa. Coincidenze? Forse. Ma il clima che si crea è sempre lo stesso: pesante, avvelenato, inutile.

Non è la prima volta, purtroppo. Da anni una parte della tifoseria friulana si rende protagonista di cori e striscioni tutt’altro che edificanti, come l’ormai tristemente noto «Odio Napoli», urlato dagli spalti o riproposto dagli ultras bianconeri ogni volta che si affronta la squadra partenopea. Tutto questo è ancora più incomprensibile se si guarda alla realtà dei fatti: Udinese e Napoli sono società storicamente amiche, legate da rapporti solidi anche sul mercato, dove da anni la famiglia Pozzo e quella di Aurelio

De Laurentiis dialogano a colpi di affari e plusvalenze.
Basterebbe ricordare figure come Pierpaolo Marino, grande direttore sportivo e condottiero di entrambe le piazze, per capire quanto questo astio sia fuori da ogni logica. E se aggiungiamo Andrea Carnevale, storico calciatore scudettato del Napoli e oggi, con grande merito, responsabile dello scouting della società friulana, il quadro diventa ancora più paradossale.

In questo contesto già carico di tensione, forse per mettere le mani avanti con la propria tifoseria, l’allenatore dell’Udinese Kosta Runjaić ha parlato in conferenza stampa in vista del match contro il Napoli: «Arriva il Napoli e sappiamo che metà stadio tiferà Napoli. In Italia funziona così, cose che in Germania o altrove non accadono».

Parole che lasciano perplessi. Dichiarazioni che non si capisce davvero dove vogliano andare a parare e che, pronunciate da un professionista del settore, rischiano solo di alimentare ulteriormente tensioni già esasperate. Di certo non aiutano a distendere gli animi, come dimostra lo striscione esposto sugli spalti.

Forse Runjaić non sa, o forse finge di non sapere, che in tantissime occasioni la tifoseria azzurra è stata costretta a restare a casa, a vedere la propria squadra partire da sola, a causa dei ripetuti divieti di trasferta per i residenti in Campania. Altro che stadi pieni di tifosi napoletani ovunque.

L’augurio è che il calcio torni a essere ciò che dovrebbe sempre essere: una festa. Una giornata di sport vera, dove il dodicesimo uomo sugli spalti faccia la differenza in modo sano, pulito, passionale. Perché quando la fatica si fa sentire e le gambe non girano, il sostegno dei propri tifosi può spingere un calciatore a gettare il cuore oltre l’ostacolo. Questo Antonio Conte, ex calciatore e allenatore navigato, lo sa benissimo. Ed è evidente che, in fondo, lo sappia anche Runjaić.

Gennaro Di Franco