Dai colloqui avuti con Matt Rizzetta al nuovo stadio, passando per i risultati del Napoli e Allegri: ecco le dichiarazioni del presidente De Laurentiis a Radio Kiss Kiss Napoli.
“Circa un anno fa, ricevo una richiesta di incontro da Rizzetta. Per educazione rispondo: ‘Facciamo l’incontro’. Mi ha introdotto a un paio di fondi che lui rappresentava. Volevano comprare il Napoli. Per saggiare il valore del Napoli abbiamo messo i loro avvocati con i nostri avvocati a confrontarsi. Prima di dare un valore effettivo c’è da fare un due diligence, avevo messo a disposizione tutto il mio gruppo. Ma questa due diligence non iniziava mai. Siamo sempre stati considerati perfetti, ma uno deve sempre vedere cosa in una società può nascondersi o non nascondersi. Magari delle tasse, a nostra insaputa. La due diligence è un dato di fatto abituale, ma non cominciava mai. Questa cosa mi divertiva e anche molto. Volevo vedere dove si volesse arrivare. Questi due miliardi e duecentosessanta milioni volevano pagarli una parte alla firma e una parte in tre anni. Ho detto: ‘Signori miei, posso gestire?’. No. Prima dicevano di sì. Il mio ruolo si sarebbe ridotto fino a diventare presidente onorario. Ho detto: ‘Che garanzie mi date, che il lavoro di ventidue anni non vada a ramengo?’ Ho una responsabilità verso la piazza, verso milioni di supporters solo nel mondo occidentale.
“In passato rifiutai 3,5 miliardi dagli Arabi. La mia risposta fu: ‘Devo andare in pensione o mi devo divertire? Ho imparato a fare calcio, a farlo abbastanza bene’. Il calcio è vecchio, andrebbe rivisitato e liberato dal gioco di chi le squadre non le ha, ma ci conduce per mano giorno dopo giorno.
“Abbiamo sviluppato il brand, fatto molti passi in avanti che altri club non fanno. A un certo punto ho detto: ‘Che garanzie ho, se dovessi cedere senza rimanere al comando?’. Mi pare molto pericoloso tutto ciò, al di là dei soldi, che sono importanti ma anche l’ultima cosa. Quando mi dici che hai due, tre fondi, ma poi vuoi dilatare il pagamento ti presenti male. Ho ospitato, come tanti altri, anche Rizzetta in tribuna. Ci siamo visti in hotel, perché mi ha invitato a vedere una partita di basket. Ho detto: ‘Molto volentieri, verrò’. Mi ha richiesto se ero intenzionato a vendere, gli ho detto: ‘Abbi pazienza, non ricominciamo con questa telenovela’, è importante rimanere in buone relazioni.
“Voglio fare lo stadio. Sarà un grande impegno, anche fisico, col cappello del costruttore sulla testa a mettere mattone dopo mattone per creare una realtà che oggi non esiste. Rizzetta, probabilmente, avrebbe accettato il Maradona. Ma dove sorge il Maradona, una volta costruito il nuovo stadio, sarebbe bello vedere un’area verde dato che è un’area a rischio tellurico.
“Non ho deciso di vendere, ma se dovessi vendere preferirei farlo a un napoletano che a un americano. Ognuno conosce casa propria, le persone con cui si deve rapportare. Il rapporto è nella quotidianità. Se un napoletano avesse voglia di sostituirmi per qualche anno, direi: ‘Ho lavorato per un popolo che ho imparato ad amare, sono tranquillo’. La mia visione è che il calcio dovrà cambiare. Quando vedo che in Inghilterra c’è un rosso di oltre settecento milioni di sterline e dicono: ‘Il calcio inglese!’. Ma sono anche loro in braghe di tela. Vuol dire che il calcio va rivisto. E su questo hanno ragione gli americani, in America, a fermarsi a ragionare come hanno fatto per l’NBA. Dovremmo avere il coraggio di fermarci. Invece, continuiamo a fare lotte con Malagò, non Malagò, Abodi, la UEFA, la FIFA, Infantino sì e Infantino no. Bisogna sedersi per rigenerare uno sport amato dai bambini. Se non stiamo attenti li perderemo e con essi perderemo il nostro futuro.
“Per quel poco che l’ho conosciuto, Rizzetta è un uomo d’azione. Essendo un uomo d’azione, difficilmente potrebbe avere qualcuno come me, che non è abituato a condividere, se non con i propri collaboratori, le decisioni che vanno prese univocamente. Il calcio non ha un finale scritto come un film. Visto la Roma come è stata ripresa da Mourinho? Vi immaginavate che avrebbe vinto il Real 4-3? Per circa due terzi della partita non lo si poteva immaginare.
“La squadra? Dobbiamo lavorare, recuperare gli infortunati. Allegri ha grande esperienza. Bisogna, soprattutto, avere pazienza”, ha concluso.


