Antonio Conte ha incontrato i detenuti del carcere di Poggioreale, partecipando al progetto “Pensieri di libertà”: ecco le dichiarazioni dell’allenatore azzurro.
“Quando vedo gente ridere dopo che abbiamo perso… Mi fa incazzare molto. E quando vedo questo, significa che ancora non sono entrato un po’ nelle teste e nei cuori dei miei ragazzi. Non parlo solamente dei miei calciatori, ma di tutte le persone che lavorano con noi: da fisioterapisti e dottori ai magazzinieri.
“Si vince e si perde tutti insieme. E’ importante capire, per chi lavora con me, la differenza che c’è fra vincere e non vincere. Perché quello ti porta a dare quel qualcosa in più per non stare male la volta seguente!
“Non ho chiamato mia figlia Vittoria a caso: vincere è una sfida eccezionale e una dannazione allo stesso tempo. Quando perdo sto male, provo una sensazione di dolore che è poi fondamentale per ripartire.
“Come ci riesco? Il lavoro è l’unico modo che conosco. L’allenamento è anche gioia, ma soprattutto fatica. Ed è fondamentale avere disciplina perché la motivazione è momentanea, la disciplina è per sempre e ti fa conquistare i traguardi.
“Ma ricordate un aspetto: il fallimento non è definitivo, poi bisogna rialzarsi. Prima di ogni partita, provo la sana paura di non farcela perché questo atteggiamento mi fa dare sempre tutto”, ha detto Conte.


