Opinioni Redazione

DODICESIMO UOMO – Se questo è calcio.

Chi vi parla è un grande, grandissimo amante del calcio, affetto, grazie a Dio, dallo stesso virus di Mister Spaletti: il Napoli ed i suoi giocatori! Ora come ora vorrei che la “malattia Napoli” fosse l’unica pandemia in corso per tutta la Terra ma, come ben sappiamo, purtroppo le cose stanno diversamente.  Vi confesso che, nonostante la mia “malattia”, in questi giorni sono in una grande pausa di riflessione, poiché trovo che tutto il “mondo calcio” stia esagerando.  Mai e poi mai avrei pensato di non seguire, volutamente, la partita della mia squadra del cuore… inconcepibile ancor di più per me se la partita in questione è Juve Napoli.

Ebbene sì, ho deciso di non vederla, ho sentito una voce dentro di me che mi suggeriva di oscurare tutto e tutti, poiché siamo ormai giunti al punto di non ritorno. Una riflessione era doverosa, perché tutto questo non ha più senso, perché dover giocare con degli  infortunati è un conto, dover giocare senza i convocati per la Coppa d’Africa può risultare accettabile, ma continuare a voler vedere una partita che, causa Covid e sue restrizioni, a tutto somiglia tranne che a una sfida di calcio, no, questo, per quanto mi riguarda, è davvero troppo.
Sembra di essere tornati al tempo dei romani e del Colosseo, dove in un tripudio di violenza gli Imperatori, per intrattenere il proprio popolo e accattivarsene le grazie, permettevano ai gladiatori di ammazzarsi tra di loro.    
E così, per non sentirmi correo della logica del “si deve andare avanti a tutti i costi”, ho deciso fosse giusto non vedere la partita e porre un freno…dare così un segnale minimo ai Padroni del Calcio, far capire che così non ha senso per nessuno andare avanti, non ha senso per i giocatori, per le televisioni, per tutti gli addetti ai lavori e, non ultimi, per i tifosi.

Mi chiedo: a chi giova questo spettacolo, ammesso che di spettacolo si tratti? A chi giova avere turni di campionato con tre, quattro, cinque partite sospese? 
Mi chiedo se tutto questo sia regolare. 
Nell’epoca delle passioni tristi, anche il calcio è vittima dei suoi tempi, ma è certo indubbio che chi dovrebbe fare qualcosa per evitare questo massiccio fenomeno di desertificazione degli stadi si stia davvero impegnando poco.
Il gioco più bello del mondo perde ogni giorno sempre di più il suo appeal in Italia, soprattutto basta vedere i numeri degli spettatori allo stadio. Il fenomeno è davvero mortificante, i più giovani nella maggior parte dei casi perdono sempre più interesse per la palla che rotola sul prato verde e forse, visto come questo sport viene gestito, non possiamo dare loro torto!

Spiegatemi, che senso ha avuto giocare questi due turni di campionato saltando da un positivo ad un altro? Spiegatemi, che senso ha avuto far disputare la Coppa D’Africa che, come volevasi dimostrare, visto i numeri di giocatori contagiati da questo maledetto virus, sta sempre di più diventando la “Coppa Omicron”?
Mi sia concessa una riflessione: il calcio italiano si è fermato per quasi un mese durante il periodo di natalizio, a nessuno è venuto in mente che forse, con un calendario cosi ingolfato e stante la pandemia mondiale, magari, e dico magari, addirittura sarebbe stato meglio giocare le partite.

Mandare tutti questi giovani milionari in giro per il mondo ha avuto unicamente la conseguenza inevitabile che tanti di loro, di ritorno dalle vacanze, sono risultati positivi, creando dei veri e propri cluster all’interno delle squadre. Tutto questo si poteva evitare.
A frittata fatta, è chiaro che sia passato il diktat dello “Show Must go on” ma mi chiedo, e vi chiedo, siamo sicuri che questo sia show? Siamo sicuri ad esempio che mandare il Napoli in campo a Torino senza mezza squadra titolare, con gli uomini contati per finire la partita, sia davvero un bello spettacolo?
Siamo sicuri che vedere l’Udinese, martoriata dal Covid, perdere in casa  contro l’Atalanta, prendendo ben sei gol, sia uno spettacolo degno di una Lega che ha vinto per ben quattro volte la Coppa del Mondo? 
Ascoltando le parole di un grande dirigente (che ancora una volta a mio parere si dimostra tale) come Pierpaolo Marino sembrerebbe proprio di no!

Ed aggiungo, siamo sicuri che tutto questo sia sportivo? Perché se è vero che vale sempre il detto De cubertiano “l’importante è partecipare, non vincere”, è pur vero che almeno tutti devono avere le stesse capacità fisiche…se questo è calcio… 
Vedetela voi questa rappresentazione teatrale! Per quanto voglia vedere la mia squadra vincere e primeggiare in tutte le competizioni, voglio essere sicuro che lei lo faccia nel rispetto delle regole e dell’avversario, come dovrebbe essere sempre uno Sport.
Così il campionato non può andare avanti! Ci vogliono regole chiare e speciali come il periodo richiede, nel rispetto dei giocatori in primis, ma anche di noi tifosi!
Un esempio, a cinque giorni da una trasferta a Bologna che si doveva disputare di Domenica, non è assurdo vedersi da tifoso costretto a rinunciare a seguire la propria squadra a causa di questo calendario stressato e cervellotico che sposta la partita ad un anonimo lunedì pomeriggio, nel comodo orario delle 18.30?….Se questo è calcio…
Io sto con i rinvii, le porte chiuse, le sospensioni. Amo il calcio, ma di più amo la vita, mia e della mia gente, e sopra ogni cosa amo lo sport, ed il messaggio di lealtà che questo deve necessariamente trasmettere. E se in nome di tutto questo, per dare un segnale, noi tifosi saremmo costretti anche a non vedere le partite, che ben venga anche questo sano gesto d’amore!

Gennaro Di Franco

Risposta

  1. Il sistema Calcio è ormai fuori controllo (e, purtroppo, non solo a causa del Covid): protocolli obsoleti, Asl che vanno avanti in ordine sparso, squadre costrette a scendere in campo appena uscite dalla quarantena. Tutto ciò è avvilente: il calcio italiano mi ricorda sempre più la partita di calcio scapoli ammogliati di fantozziana memoria. Sarebbe bello che tutti i tifosi organizzassero uno sciopero del tifo: niente stadio ma neanche TV e media vari. Io, personalmente, ho già iniziato perché stanno distruggendo la mia infanzia, i miei sogni di bambino.

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