Redazione

La panchina è un rebus: chi sarà il prossimo allenatore del Napoli?

Per parlare di chi siederà sulla panchina del Napoli la prossima stagione, occorre fare una premessa: bisogna dare per scontato che Gennaro Gattuso lascerà la guida azzurra, senza ripensamenti nè da parte sua nè da parte del club. Sul fatto che questa sia o meno la scelta migliore per il Napoli, se ne potrebbe discutere ad oltranza; il modo migliore per analizzare la cosa è forse andare a vedere quelli che sono stati i numeri del tecnico calabrese da quando è arrivato in Campania. Gattuso ha sicuramente il merito di aver preso una squadra letteralmente allo sbando e di averle ridato una ‘spina dorsale’, di aver lavorato tanto (e bene) sul piano mentale fino a recuperare giocatori che sembravano essersi del tutto smarriti con Carlo Ancelotti, capitan Insigne in primis. Il gruppo ha dimostrato sin da subito una coesione particolare con il suo nuovo allenatore, una condivisione d’intenti che ha portato il Napoli a qualificarsi per l’Europa League tramite la vittoria della Coppa Italia ai danni della Juventus. Visti i presupposti della scorsa stagione, e visto un mercato che almeno in apparenza sembrava mirato al raggiungimento di obiettivi importanti (e quindi oltre alla sola qualificazione per la prossima Champions League), attorno al Napoli e a Gattuso si sono create delle aspettative piùttosto alte, che quando non hanno trovato riscontro nella realtà dei fatti, sono collassate sull’ambiente azzurro causando non pochi disagi, sia a livello sportivo che, potremmo dire, umano.

Ad ogni modo, Gattuso, nonostante le varie difficoltà incontrate, tra assenze multiple e screzi con la società (senza dimenticarsi i demeriti dello stesso allenatore, che in quanto ad assumersi le proprie responsabilità non si è mai tirato indietro), è comunque lì a giocarsela per il quarto posto, e perché no, magari anche qualcosina in più. Ringhio potrebbe infatti chiudere la sua esperienza a Napoli centrando comunque un obiettivo importante – per alcuni più dal punto di vista finanziario-aziendale che sportivo -, cioè l’accesso alla prossima Champions, che comporterebbe il conseguimento di un bonus economico non indifferente. Aspetto che, inevitabilmente, andrebbe ad influire sulla scelta del prossimo allenatore azzurro. Il discorso sulla guida tecnica del futuro, essendo quindi legato a quanto detto, può essere impostato solo scindendo i due scenari possibili di fine stagione, ovvero Napoli in Champions League/Napoli in Europa League.

Partiamo dalla prima ipotesi, quella che forse ci auspichiamo un po’ tutti. Dover affrontare la prossima Champions League “costringerebbe” la società ad intervenire con decisione sul mercato, perché al di là degli infortuni, l’inadeguatezza della rosa azzurra a sostenere più competizioni mantenendo lo stesso livello qualitativo (e quantitativo), in questa stagione si è manifestata in maniera abbastanza eclatante. Il punto sul mercato, dunque, è di fatto obbligatorio se si vuole parlare di nomi come Massimiliano Allegri. In stand-by dal 2019, Allegri aveva lasciato la Serie A da allenatore della Juventus con 5 Scudetti, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe all’attivo, senza contare la miriade di premi individuali vinti e le due finali di Champions League perse contro Barça prima e Real poi. Ma il tecnico livornese, per quanto sia in buoni se non ottimi rapporti col presidente De Laurentiis, sembra destinato verso altri lidi: la panchina di Fonseca a Roma scotta (ne parleremo dopo), anche se ultimamente il nome di Allegri ha iniziato ad aleggiare con crescente insistenza su Andrea Pirlo, finito sulla graticola in seguito ad una serie di risultati deludenti con la sua Juventus, eliminazione dalla Champions contro il Porto compresa.

L’accento è lo stesso, il modo di intendere il calcio un po’ meno: Maurizio Sarri è un nome che circola già da qualche tempo in casa Napoli. Nato alle pendici del Vesuvio e cresciuto altrove, Sarri stava per riuscire a realizzare nella sua città natale quello che ormai non riesce più a nessuno da circa 30 anni a Napoli, ovvero la vittoria del campionato. Al di là del miracolo sportivo quasi raggiunto, il gioco espresso dagli azzurri sotto la guida di Sarri è stato senza dubbio il migliore della storia recente del Napoli (e perché no, magari di sempre?), grazie alla capacità del tecnico di far rendere i giocatori al massimo delle proprie potenzialità, facendo raggiungere ai calciatori stessi livelli forse prima impensabili e di fatto triplicando il loro valore di mercato. La conferma che al Napoli serva un allenatore di questo tipo si è avuta facendo quella che potrebbe essere definita la ‘prova del 9’, chiamando Ancelotti a ricoprire il vuoto lasciato da Sarri (vuoto dapprima riempito con malinconia e in seguito con rabbia e delusione dopo l’approdo del Comandante a Torino). Possiamo dire, senza morderci più di tanto la lingua, che l’esperienza di Carletto a Napoli sia stata un fallimento, forse il più grande della sua immensa carriera. Non avendo a disposizione grandi campioni affermati in rosa, i partenopei necessitano di un allenatore che, come appunto Sarri, sia in grado di individuare in ogni giocatore quelle che sono le sue caratteristiche e di inserirle in un contesto tattico dove queste vengano esaltate, creando una macchina quasi infallibile di movimenti con e senza palla, pressing e coordinazione tra i reparti. Eppure una domanda sorge spontanea: siamo sicuri che il ritorno del figliuol prodigo a Napoli convenga ad entrambi? Il ciclo di Sarri avrebbe sicuramente meritato di esaurirsi con la vittoria dello Scudetto, ma è così scontato che la scommessa (stra)vinta da De Laurentiis possa funzionare di nuovo? Senza considerare l’aspetto del “tradimento”, e quindi di un eventuale perdono o meno da parte della tifoseria, quello che è certo è che in tal caso, un terzino sinistro, un centrale (qualora Koulibaly dovesse salutare) e ultimo ma non per ultimo un regista sarebbero da mettere in conto senza troppi giri di parole.

Rimanendo sul tema grandi ritorni, si è parlato tanto di Rafa Benitez nei mesi scorsi. Anzi, vista la predisposizione di Gattuso al 4-2-3-1, modulo utilizzato dallo spagnolo durante il suo biennio a Napoli, sembrava il più papabile a succedere sulla panchina azzurra, addirittura a stagione in corso. Si era anche ipotizzato un Benitez in veste di direttore sportivo, ma entrambe le supposizioni sono andate a scemare col passare dei giorni e delle partite.

Prima si era accennato al periodo tutt’altro felice che Paulo Fonseca sta attraversando alla Roma. L’ex Shaktar sembra destinato a lasciare la Capitale al termine della stagione, ma restare in Italia rappresenta più di un’ipotesi: non è un segreto che il portoghese piaccia molto a De Laurentiis. È vero che la Roma ha faticato parecchio nell’imporsi contro le altre ‘big’ di A, ma la filosofia di gioco ben precisa di Fonseca potrebbe essere quello che serve al Napoli per trovare la continuità che è mancata agli azzurri in questa stagione. Fonseca è un tecnico internazionale di ottima caratura, che oltre al campionato punta molto sulle Coppe, che sa sfruttare le qualità della rosa a disposizione e che, fattore da non sottovalutare, conosce e parla fluentemente ben sette lingue. In più, la giovane età gioca sicuramente dalla sua parte. I contatti con il portoghese ci sono stati, ma tutto dipenderà dalla sua separazione o meno con la società giallorossa.

Uno che alla Roma ci è stato tanti anni (e che da almeno un paio non siede su una panchina) è Luciano Spalletti. L’ex allenatore di Zenit e Inter sarebbe stuzzicato dall’idea Napoli, ma con lui, come per gli altri nomi fatti finora, si dovrebbe impostare un nuovo progetto serio e duraturo, che tradotto in numeri equivarrebbe ad un triennale da minimo 4/5 milioni a stagione. Come però già prontamente sottolineato dalla Gazzetta dello Sport, il carismatico tecnico nato a Certaldo è noto per il suo carattere determinato: “Negli spogliatoi ha sempre generato attriti con i top player: a Roma non è voluto scendere a compromessi con Totti, a Milano ha fatto fuori senza troppi problemi Icardi. E a Napoli non troverebbe di certo una banda di chierichetti”. Ma una cosa è sicura: con Spalletti l’ormai scaramantico silenzio stampa del Napoli non potrebbe mai avere luogo, poiché perdersi anche solo una delle sue leggendarie interviste sarebbe un vero e proprio delitto.

Rimanendo a Roma, sponda biancoceleste, un altro nome caldo è quello di Simone Inzaghi. Alla Lazio dal 2010 (ma allenatore della prima squadra dal 2016), Inzaghi, di comune accordo con la società, potrebbe non firmare il rinnovo e cercare nuovi stimoli altrove. Ma a differenza del collega Fonseca, la strada del tecnico piacentino non sembra segnata: la firma sul contratto potrebbe comunque arrivare e quindi continuare la sua esperienza alla Lazio. Ci sarebbe poi da intavolare una discussione sullo stile di gioco adottato da Inzaghi, fautore di una difesa a 3 che a Napoli non si vede dai tempi del buon Mazzarri. Inoltre, i giocatori attualmente in forza alla Lazio, hanno caratteristiche completamente diverse da quelli del Napoli, basti pensare al solo centrocampo dove la qualità di Luis Alberto e la fisicità di Milinkovic sono le colonne portanti forse dell’intera squadra.

In caso di mancata qualificazione alla Champions, la musica potrebbe cambiare. L’idea di una rifondazione quasi da zero intriga non poco la dirigenza del Napoli, e perché no, magari anche qualche tifoso azzurro. Per impostare un nuovo progetto c’è bisogno di qualcuno con una precisa idea di gioco, che possa lavorare con calma e senza pressioni su una rosa da modellare e puntellare strada facendo. Ripartire dunque da un tecnico emergente, cercando, con le dovute differenze, di ripercorrere magari quanto fatto da Sarri, che arrivava da una realtà ben diversa come Empoli. A De Laurentiis piace Ivan Juric, che ha già valutato in passato e che al Verona ha dimostrato di saper imporre la propria idea di gioco a prescindere dalla qualità della rosa, così come è molto apprezzato Vincenzo Italiano – inesperto su grandi palcoscenici ma al contempo davvero interessante per quanto riguarda il modello di calcio espresso -, al quale ha anche fatto i complimenti dopo il blitz del suo Spezia al Maradona. Le ipotesi che la proprietà sta valutando in questo senso comprendono pure Roberto De Zerbi, che tra alti e bassi sta comunque facendo vedere cose importanti con il Sassuolo, soprattutto dal punto di vista della filosofia di gioco e della valorizzazione dei singoli. Possibilità al momento remota ma non per questo da scartare a priori è quella di Christophe Galtier, tecnico del Lille, attualmente al primo posto in Ligue 1. Galtier è inoltre colui che ha definitivamente lanciato Victor Osimhen sul palcoscenico internazionale: viste le difficoltà del nigeriano in questo suo primo anno in azzurro, sarebbe sicuramente un fattore di cui tener conto. Si tratta di profili giovani e con idee innovative, per i quali Napoli potrebbe essere un punto di arrivo, anche perché senza Champions League il progetto subirebbe un naturale ridimensionamento. Tradotto: un abbattimento dei costi, a cominciare dagli stipendi di allenatore e giocatori.

Di Lorenzo Liguori

Risposta

  1. Articolo molto ben scritto complimenti. Nella scelta del nuovo allenatore le esperienze del recente passato consigliano di seguire la strada tracciata da Sarri (l’unica che ha portato a competere stabilmente per lo scudetto) e optare quindi piuttosto che per un gestore di campioni che non abbiamo, per un allenatore che privilegi il gioco in modo da dare quel quid in più a calciatori non vincenti. Grazie Enzo Iannuzzi

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