Per la prima volta dal 1990, il Napoli ha conquistato Scudetto e Supercoppa Italiana nello stesso anno solare. Ed il merito di tale successo è anche – se non soprattutto – di Antonio Conte.
L’allenatore leccese arriva a Napoli nell’estate del 2024 con un solo obiettivo: rifondare una squadra arrivata decima in classifica l’anno precedente.
Sin dal primo giorno in azzurro, il messaggio è chiaro: Conte vuole portare la sua mentalità vincente in una piazza dove vincere garantisce un posto esterno nel cuore dei tifosi; nonché nei libri di storia del club.
Il suo Napoli inizia a lavorare seguendo il mantra del “amma faticà”, che rende perfettamente l’idea. Il gruppo inizia a seguire il suo condottiero. E i risultati sono una mera conseguenza.
Nonostante la cessione di Kvaratskhelia (forse il giocatore più talentuoso della squadra, sostituito poi da Okafor) nella sessione invernale di calciomercato; nonostante tutte le difficoltà di un cammino lungo ed estenuante, Conte riporta lo Scudetto a Napoli a fine campionato.
La città è in visibilio. Il 2025 prosegue con un quello che sembra un miraggio, che invece è semplicemente realtà: l’arrivo di un fuoriclasse del calibro di Kevin De Bruyne.
Il belga è “soltanto” un tassello dei 9 aggiunti alla rosa in una mini-rivoluzione. Una mini-rivoluzione effettuata con lo scopo di preparare la squadra ad affrontare le quattro competizioni; tra cui la Champions League, con il suo nuovo formato a classifica unica.
Conte lo preannuncia ancor prima dell’esordio: “Questa sarà una stagione complessa”. Aveva ragione. Non perché è un visionario, ma perché ha esperienza da vendere.
Il suo Napoli è altalenante, fatica a trovare continuità, tormentato anche da una crisi di infortuni. Ad un certo punto, dopo la sconfitta di Bologna, Conte è costretto ad una pausa di riflessione. Qualcosa nella sua squadra non sta funzionando come previsto, e lui “non vuole accompagnare il morto”.
Nel momento più delicato dell’annata, ridisegna l’assetto tattico ed implementa il 3-4-2-1. L’allenatore dà fiducia a chi, come Lang e Beukema, aveva avuto pochi minuti a disposizione nei primi mesi.
Anche in questo caso, i risultati gli danno ragione: gli azzurri inallenano 5 vittorie consecutive in 3 competizioni diverse.
Le difficoltà, però, non finiscono qui: il Napoli perde meritatamente a Lisbona, contro il Benfica dell’eterno rivale José Mourinho, e ad Udine.
I dubbi invadono la piazza. Cosa c’è che non va? Perché gli azzurri hanno messo a referto 7 sconfitte in 22 partite? Domande che di certo non aiutano alla vigilia di un’altra competizione, la Supercoppa Italiana. Ma che troveranno un’evidente risposta sul campo di Riad.
Sin dalla vigilia dell’incontro con il Milan, in semifinale, Conte è chiaro: “Vogliamo dimostrare che siamo qui per merito, non perché ci hanno invitato. Faremo di tutto per vincere.”
Detto, fatto. Il Napoli domina i rossoneri e attesta la sua netta superiorità nei confronti del Bologna in finale, ottenendo così il sedicesimo trofeo della sua storia.
Proprio quando il suo Napoli veniva dato per morto, sportivamente parlando, ecco che è risorto dalle ceneri nel segno di Antonio Conte. Un allenatore che ha portato in azzurro la sua mentalità vincente: quando fiuta la preda, ovvero la possibilità di arricchire il proprio palmarès, la azzanna.
Ha trasmesso questa fame ai suoi calciatori, condividendo più volte il proprio pensiero anche ai microfoni della stampa: “Chi vince scrive la storia, gli altri al massimo la vanno a leggere”.
Sin da quando è sbarcato a Napoli, Conte ha affrontato non poche difficoltà, ma l’ha sempre fatto a testa alta e con una sola ossessione: vincere.
Nel 2025, il campo gli ha dato ragione: se è vero che “chi vince scrive la storia”, allora Antonio Conte ha inciso di diritto il proprio nome nella storia del Napoli.
L’insegnamento che possiamo trarre dalla sua carriera? Non bisogna mai darlo per vinto, perché – in un modo o nell’altro – riuscirà a risorgere dalle ceneri.
Insomma, è il caso di dirlo: Conte è la fenice azzurra, la creatura di fuoco che “infiamma” Napoli e il Napoli. A suon di determinazione, lavoro e vittorie.
Fabrizio Parascandolo


