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Caro Kalidou, “Ta vuo’ fa’ fa’ na foto”?

Ta vuo’ fa’ fa’ na Foto? Ta vuo’ fa’ fa’ na Foto? Jammo fattélla fa’ bellezza mia… sembra quasi di sentirlo, il nostro Kalidou Koulibaly, all’ottantacinquesimo del secondo tempo, cantare verso la curva una tra le più belle canzoni napoletane, cantata dai più grandi di tutti i tempi, tra cui Renato Carosone, Aurelio Fierro e Nino Taranto.

Questa volta, ad inforcare la fotocamera e a scattare la foto che resterà per anni nella memoria dei tifosi napoletani, è stato lo “scugnizzo” del Senegal, il nostro Gigante Buono, il nostro leader!

È vero, l’assassino compare sempre una seconda volta sul luogo del delitto: infatti, il nostro Kalidou si è ripresentato ancora una volta nell’area di rigore avversaria, punendo la Juventus allo scadere dei novanti minuti.

Un gol di fortuna, di rapina, chiamatelo come volete voi, ma pur sempre un gol che non è come tutti gli altri, che non può mai esserlo.

Napoli in vantaggio e finalmente puoi vedere, vivere e toccare con mano, cosa significa da queste parti segnare e vincere contro i bianconeri, grazie a una rete che sancisce una vittoria che ha un valore doppio, triplo, inestimabile!

A quel punto se mai qualcuno avesse avuto ancora dubbi, vedendo lo stadio Diego Armando Maradona letteralmente impazzire di gioia, avrà finalmente e definitivamente compreso che Luciano Spalletti aveva ragione da vendere: “Esiste un Sud che tifa Juve, ma c’è anche un Sud che non tiferà mai Juventus e questo Sud sta a Napoli!”.

Parole e musica, verbo del nostro allenatore toscano, che in due mesi sembra già aver capito cosa significa essere davvero napoletani.

Perché se vuoi capire l’anima di questa città, se davvero vuoi entrarci dentro non devi solo passare per i decumani, visitare le sue inestimabili ricchezze, assaggiarne i suoi sapori provando pizza, sfogliatella e babà, no, tutto questo non basta!

Per comprendere Napoli fino in fondo devi necessariamente vivere l’atmosfera della città e dello stadio nella settimana più importante dell’anno, quella di Napoli-Juve, la madre di tutte le partite!

Una partita che non sarà mai una partita qualunque, ma sempre LA PARTITA, quella che tutti i bambini di questa città, giocando per strada e rincorrendo un pallone, hanno sempre sognato di giocare.

Vi assicuro che non esagero, i napoletani, quelli veri, sanno di cosa parlo: è riduttivo parlare solo dei novanta minuti allo stadio, questa città monoteistica per fede calcistica, la più grande d’Europa a tifare una sola squadra di calcio, vive la settimana di Napoli-Juve in uno stato di trance collettivo, dove ognuno ha una vera e propria  trasformazione, che da uomo lo fa diventare tifoso.

È così che per strada, quasi a darsi forza reciproca, anche tra persone che magari si conoscono fugacemente al bancone del bar, in attesa di poter prendere il caffè, basta solo nominare la parola Napoli, o meglio ancora “Forza Napoli”, per sentirsi rispondere “SEMPRE” come un passaparola magico che proietta tutti in un mondo immaginario, tutto rigorosamente azzurro, dove la tua squadra del cuore regna sovrana ogni anno in testa al campionato!

Per capire fino in fondo cosa significa per noi quel gol all’85′ è necessario vivere la partita allo stadio, ma ancora di più, il giorno dopo, passeggiare per i palazzi e i vicoli di questa città, e vedere nei volti di bambini, donne e anziani, tanta serenità e felicità, perché anche se del calcio non ti importa molto o, se magari hai problemi molto più grandi da affrontare, sapere che il Napoli, il tuo Napoli, ha battuto la Juve fa sempre piacere, dà orgoglio e senso di appartenenza a una città, a un popolo che non potrà mai essere bianconero, perché Napoli è mille culure!

Grazie Kalidou

Gennaro Di Franco

Risposta

  1. Complimenti per aver descritto fedelmente e, allo stesso tempo, con note poetiche quello che i tifosi napoletani provano prima, durante e dopo la partita con i “non colorati”!

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