Che fine ha fatto?

CHE FINE HA FATTO – Hassan Yebda, il sultano di Allah che passò per Napoli

L’asse Africa-Napoli è ormai una realtà consolidata. Da Koulibaly, leader assoluto della difesa azzurra a Ghoulam, che aveva fatto brillare gli occhi di mezza tifoseria prima del suo infortunio. Ora c’è anche Victor Osimhen che, dalla Nigeria, è pronto a far sognare la città.

Il protagonista della storia di oggi è un giocatore che a Napoli è stato di passaggio ma che, seppur brevemente, ha lasciato nel cuore di molti napoletani un bel ricordo: Hassan Yebda.

Arrivò a Napoli dal Benfica nell’estate del 2010, dopo un’esperienza in Premier League al Portsmouth. Prestito con diritto di riscatto per l’algerino, il primo della storia del Napoli, ad anticipare quella che sarebbe diventata una tendenza con Ghoulam ed Ounas.

Centrocampista duttile, bravo con i piedi ma anche recupera-palloni, arriva alla corte di Mazzarri con piena fiducia di mister e società. Un solo gol con la maglia azzurra in Coppa Italia contro il Bologna ed una perla, sempre in Coppa Italia, contro l’Inter.

Nei quarti di finale dell’edizione 2010-11, i partenopei affrontano i nerazzurri che, l’anno prima, avevano realizzato uno storico triplete. Si arriva ai calci di rigore e tra i 5 azzurri scelti da Walter Mazzarri c’è anche Hassan Yebda, quinto ed ultimo rigorista. Arriva sul dischetto e spiazza Castellazzi con un pallonetto splendido, ma che sarà vano e vedrà il Napoli sconfitto.

Ora, invece, CHE FINE HA FATTO? Dopo l’esperienza in Spagna al Granada e il ritorno di Italia all’Udinese, torna in Portogallo a giocare per il Belenenses. Ora è svincolato, ma ha dichiarato un paio di anni fa di voler studiare per diventare allenatore.

E’ rimasto molto amico di un altro ex Napoli, Camilo Zuniga e, sia nelle interviste sia sui social, più volte ha mostrato il suo amore per Napoli ed il Napoli. E’ bastato un anno ad Hassan Yebda, il sultano di Allah, per innamorarsi di Napoli e che, grazie a quel pallonetto all’Inter, era riuscito a far innamorare Napoli di lui.

Andrea Colaneri

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