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Una “bolla” stile Nba per salvare la Seria A: calciatori contrari

La Serie A ad oggi ha una priorità: evitare il collasso. Il campionato – sottolinea l’edizione odierna di Repubblica – è appeso al filo dei contagi, ne sono consapevoli Federcalcio e Lega calcio, lo sanno soprattutto i club che, da mesi, faticano drammaticamente a trovare liquidità, senza abbonamenti, spettatori e sponsor che pagano poco. Per evitare il fallimento dell’intero sistema esiste solo una strada: continuare a giocare. Ad ogni costo. La riunione tra i medici sportivi delle 20 società non ha prodotto proposte utili e l’impressione collettiva è che mettere mano al protocollo, oggi, equivalga a fermarsi per non ripartire più. Per questo si percorrono nuove vie.

Una, di cui nessuno vuole apertamente prendersi la paternità, l’ormai famosa “bolla”. Tutte le squadre chiuse in ritiro – sul modello della NBA – anche solo per due settimane, uscendo solo per giocare, con test ogni 4 giorni. Questo permetterebbe di evitare di smaltire i molti casi senza che nel frattempo se ne aggiungano altri, non rischiando così di interrompere il campionato.

Questa idea, però, ha un grosso ostacolo: non piace ai calciatori, molto contrari già a maggio, quando pareva l’unica strada per riprendere il campionato fermo da marzo. I club li assecondano, ma sanno che una misura urge. E con altri giocatori importanti, irrinunciabili costretti fuori, la necessità di chiudersi diventerà evidente.

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