Redazione

Insigne, la ricerca della continuità tra Napoli e Italia

Lorenzo Insigne continua il suo momento positivo con l’Italia. Il gol e la convincente prestazione del calciatore nel 3-0 ottenuto in Bosnia gli sono valsi ancora una volta l’elogio dei vari quotidiani che l’hanno definito come uno degli uomini chiave per il ct Roberto Mancini e soprattutto hanno messo in luce la scioltezza e la semplicità delle tante giocate esibite in campo. Una tranquillità che il numero 10 azzurro non sembra più avere quando indossa la maglia del Napoli: quali i fattori principali di questa alternanza di rendimento tra club e nazionale? I motivi – forse – sono principalmente due.

Il modulo: lo schieramento adottato dal commissario tecnico dell’Italia è certamente quello ideale per esaltare le qualità del calciatore, che con Zeman e nel triennio sarriano ha dato il meglio di sé da un punto di vista realizzativo e di assist come esterno di sinistra nel 4-3-3. Prolificità in zona offensiva dovuta anche alla maggior vicinanza alla porta e al minor numero di compiti difensivi, affidatigli invece nel 4-2-3-1 di Benitez e nel 4-4-2 progettato da Ancelotti, che in questi due anni sulla panchina azzurra lo ha schierato prima come seconda punta e poi come esterno mancino di centrocampo, con risultati alterni.

Le aspettative: giocare a Napoli non è facile, per un napoletano ancora di più. Psicologicamente le attese della gente non hanno avuto sempre un’incidenza positiva sul capitano azzurro, sentitosi spesso chiamato a dimostrare più di altri idolatrati compagni sul campo e per questo entrato in polemica più di una volta con il tifo. La recente diatriba tra squadra e società non ha poi aiutato il giocatore, risultato tra i più bersagliati della squadra dopo l’ammutinamento post Salisburgo.

Queste sembrano essere le due principali motivazioni che giustificano il radicale mutamento di Insigne tra club e nazionale. Dovrà lavorare molto Ancelotti per trovare una quadratura definitiva dal punto di vista tattico e restituire al Napoli un giocatore che ha dimostrato, quando messo nelle giuste condizioni, di saper essere decisivo come pochi. Dovrà poi essere intelligente lo stesso calciatore, così come richiestogli anche in estate da Aurelio De Laurentiis e dallo stesso allenatore, a saper essere capitano dentro e soprattutto fuori dal rettangolo verde.

A cura di Danilo Casano

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