Redazione Serie A

Bruscolotti: “Il ritiro è un sacrificio fattibile. Ancelotti? La squadra è nelle sue mani”

Beppe Bruscolotti, capitano del primo Napoli di Maradona, è intervenuto presso Il Mattino sulla vicenda dell’ammutinamento dei giocatori azzurri che in queste ore sta tenendo banco in casa Napoli. Circa 31 anni fa quel Napoli si “ribellò” all’allenatore, mentre oggi i calciatori vanno contro il presidente. «C’è una differenza enorme. Il nostro comunicato venne fuori alla vigilia dell’ultima partita di campionato. Lo scudetto aveva già preso la strada di Milano. Eravamo a fine stagione, adesso siamo all’inizio. Mi dite voi come andrà avanti questa barca per altri sette mesi?Si tratta di una presa di posizione eccessiva». E a quanto pare questa non sembra essere una contestazione verso il ritiro. «È stato scoperchiato il pentolone dove bollivano da tempo altri malumori». Ma sono cose che posso accadere. «Sono all’ordine del giorno e accadono ovunque. Evidentemente nel Napoli ne sono stati accumulati troppi». L’utilità di un ritiro. «Serve a chiarirsi. Ricordo la nostra famosa fuga a Vietri. Eravamo in zona retrocessione e giocavamo male. Si avvertiva l’esigenza di un chiarimento che finalmente avvenne. All’inizio Diego rimase a casa. Non avrebbe avuto senso continuare quel ritiro senza di lui. Dovetti convincerlo e lui si presentò in albergo dopo due giorni. Fu quella la prima pietra del Napoli da scudetto». Ma oggi è cambiato davvero tutto. «È cambiato il calcio e sono cambiate le esigenze. Un calciatore ritiene di poter ritrovare tranquillità anche in famiglia, tra le mura domestiche. Ma un giorno di ritiro alla settimana può fare soltanto bene. Per quanto vengono pagati oggi i calciatori, è un sacrificio sopportabile. Soprattutto se non si parla di ritiro punitivo come ha detto De Laurentiis. Il club voleva dare un segnale all’esterno. Parliamoci chiaramente: oggi la delusione dei dirigenti è la delusione di tutti noi tifosi». Ma la questione èb si poteva evitare tutto questo? «Bastava usare un pizzico di buon senso da entrambe le parti. Sarei andato in ritiro innanzitutto. Poi il giorno dopo avrei parlato con il presidente e sistemato la questione. Trovando magari una soluzione che non facesse sfigurare la società e garantisse più tranquillità ai calciatori, del tipo: un giorno in famiglia per ricaricare le pile e poi si torna in ritiro». E se ci avessero provato? «Se così fosse, ci sarebbe da preoccuparsi. Significherebbe che l’insopportazione è reciproca e non credo che siamo arrivati a questo punto». Ci sono i legali di mezzo.«Brutto segnale, la situazione si inasprisce. Comprendo che il club debba far valere le proprie ragioni e non dimostrarsi oggetto nelle mani dei calciatori ma rivolgo a tutte le componenti un invito alla riflessione: fate un passo indietro, ciascuno per la propria parte. Si sta giocando con il fuoco». Poi c’è Ancelotti «Non esce rafforzato, piuttosto direi più responsabilizzato. Adesso la squadra è nelle sue mani. De Laurentiis lo ha messo in una posizione scomoda».

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