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ADL: “In Cina si va per fare soldi. Si vuole fare audience su Ancelotti”

Aurelio De Laurentis, presente a Palazzo San Giacomo per la firma della convenzione sullo Stadio San Paolo, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni dei giornalisti presenti. Il presidente si è soffermato subito sulla questione del giorno: “La nuova pista d’atletica si poteva fare altrove. Gli stadi devono essere un’altra cosa. Museo del club? Ci penso da quando sono arrivato nel 2004. Abbiamo cercato spazi, ma deve collocarsi in uno stadio o al centro d’allenamento ma diventerebbe poi difficilmente gestibile per i tifosi ed i tanti turisti che vorrebbero conoscere il club dove ha giocato Maradona. Non si tratterebbe soltanto far vedere le maglie di 50 anni fa, ma raccontare Napoli ed il Napoli nei momenti storici. Io in questi anni ho cercato di dare quella continuità che è sempre mancata al Napoli. Continuo a mettere nero su bianco, nei 35 anni precedenti a Napoli nessuno ha mai pagato lo stadio. Mi sono fermato quando anticipai i soldi dei tornelli e di tante altre attività, perciò siamo arrivati a questo braccio di ferro. E’ il paese della burocrazia, purtroppo, non a caso nessuno investe più in Italia. Anche l’idea di fare uno stadio o di ristrutturare quello esistente è complessa, se non sei Regione o Comune non riesci a fare niente. E’ difficile per loro, figuriamoci per un privato. Preparai un progetto con l’architetto Zavanella, responsabile del progetto Juventus Stadium. Ora bisogna preoccuparsi innanzitutto di dove realizzare la pista d’atletica, ma poi bisogna capire cosa fare, magari il governo cambia questa legge sugli stadi visto che i Comuni non riescono a fare neanche manutenzione. Lo stadio è della città, ce ne faremo carico quando vorranno venderlo per 1 euro simbolico, ma il problema è che se sarà nostro si deve combattere con tanti sovrintendenti geniali che dopo non aver detto nulla per 60 anni a noi ci direbbero di tutto facendoci passare la voglia”.

Il presidente si è poi soffermato sul tema calciomercato e sui rinnovi di Mertens e Callejon: “Ogni giocatore ha un suo valore da valutare in base all’età, a come gioca e al ruolo. Se poi si decide di andare in Cina a fare le markette perché strapagati io non posso interferire. Non posso considerare la Cina un mercato concorrenziale. I giocatori devono decidere se voler giocare per la maglia o solo per i soldi, che io considero solo un mezzo”.

L’attenzione si sposta poi sul rapporto con Ancelotti: “Ho sentito dire e ho letto, anche su quotidiani importanti, tante cose su me e Carlo Ancelotti, che avremmo litigato. Tutte fesserie. Io ho sempre detto che per me può restare per 10 anni. Anche nel cinema io sono sempre stato a favore dei rapporti lunghi con i miei collaboratori. Se si vuole tutto si sbaglia. Il vostro scopo (riferito a giornalisti) è vendere, fare audience. Anche Lozano deve avere tempo per capire come si gioca in Italia, Ancelotti invece di comprendere come utilizzarlo al meglio. Anche io ho chiesto di far giocare tutti, sarà poi l’allenatore a scegliere la squadra definitiva per affrontare le varie competizioni ed i cambi da effettuare volta per volta”.

Si parla poi dei singoli: “Mi fa molto piacere l’esordio di Di Lorenzo con l’Italia. Fabián è sempre stato un top player. Un conto però è giocare in nazionale ed un conto è giocare ogni 3 giorni in un club importante. L’interesse di Real e Barcellona? Non bisogna affezionarsi, io sono rimasto affezionato all’uomo Koulibaly e non l’ho venduto neanche a 105mln, ma arriverà un momento in cui saremo costretti a venderli. Ma c’è chi dice che non ci siamo rinforzati in difesa. Milik è un grande giocatore, sicuramente troverà ancora la via del gol. Insigne? Io lascio vivere. Il problema di Insigne e di Raiola non lo risolve De Laurentiis, ma lo deve risolvere Insigne in primis, che deve capire da grande cosa vuole fare. Ha sempre avuto un atteggiamento di scomodità a Napoli. Io lo capisco, lo proteggo, mi piace, mi sta molto simpatico, però ha sempre sentito scomoda la situazione napoletana, da parecchi anni. Deve tranquillizzarsi e diventare una persona più serena. Ma è un problema suo, non glielo possono risolvere né Raiola né Ancelotti. E’ un grandissimo calciatore e può essere più in forma o meno in forma. Se è meno in forma, a giudizio dell’allenatore che non lo utilizza, non può uscirsene con battute o atteggiamenti di sfida. L’allenatore è un padre di famiglia, ha 60 anni e non ti manda a quel paese perché ha tre volte la tua età. Tribuna? Un’altra stupidaggine da risolvere. L’altro giorno ho visto la partita del Bari, hanno fatto cinque cambi perché così si può fare in Serie C. Ho chiamato Gravina e gli ho suggerito di portare quest’esperimento dei cinque cambi anche in Serie A. In Italia già ottenni la panchina lunga, evitando di lasciare giocatori in tribuna. In Europa invece sono rimasti così, bisogna lasciare alcuni in tribuna. Lo Ripeto, Insigne deve capire che questa è casa sua, che siamo tutti suoi fan, ma deve essere sorridente, fare anche buon viso a cattivo gioco, siamo in tanti ed anche altri devono poter giocare. I cambi però sono 3 e non 5, e se qualcuno si fa male poi bisogna aspettare prima di fare gli altri due, creando problemi anche di spogliatoio”.

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