Redazione

Diawara – Da giovane promessa a oggetto misterioso

Le strade del Napoli e di Amadou Diawara, dopo tre lunghi anni, sembrano ormai destinate a separarsi. Il centrocampista azzurro di origini guineane, dopo le difficoltà palesate lo scorso anno, non è riuscito ad imporsi e ad esplodere nemmeno nella stagione che si è appena conclusa e il mancato rinnovo del contratto in scadenza nel 2021 è un chiaro segno della volontà del club partenopeo di privarsi del calciatore.

Eppure l’avventura del classe ’97 all’ombra del Vesuvio era iniziata nel migliore dei modi. Infatti, dopo una grande stagione da titolare nel Bologna del ds Corvino (suo scopritore all’arrivo in Italia), il Napoli decise di investire nell’estate del 2016 ben 15 milioni di euro per lui e la sua prima stagione agli ordini di mister Sarri ne giustificó ampiamente lo sforzo economico. Un’ottima struttura fisica, uno spiccato senso tattico e una grandissima personalità nonostante la giovane età ne fecero uno degli elementi più importanti della rosa azzurra. Le grandi notti di Champions al Bernabèu e all’Etihad Stadium (con annesso rigore trasformato senza paura) furono ulteriori dimostrazioni del suo valore.

Il Napoli sembrava aver dunque trovato il centrocampista del futuro. E poi? La stagione seguente, la sua seconda in azzurro, ci si aspettava una definitiva consacrazione o quantomeno un miglioramento che gli avrebbe consentito di poter contendere più spesso il posto da titolare all’onnipresente Jorginho, ma così non fu. Tante, forse troppe, le partite sottotono se non addirittura anonime. Titolare o subentrante il giovane guineano appariva sempre avulso dal contesto, una sorta di corpo estraneo che veniva puntualmente rigettato dall’ingranaggio perfetto creato da Sarri. E cosi, tra numerose panchine e qualche piccolo infortunio, il talento dell’ex Bologna ha iniziato ad eclissarsi sempre di più. L’unica nota lieta è arrivata in un surreale pomeriggio dell’8 Aprile dello scorso anno dove, con un gol in pieno recupero al Chievo, fece impazzire il San Paolo e alimentó le speranze scudetto del Napoli. Da lì calma piatta. Ci si aspettava un rilancio con l’avvento di Carlo Ancelotti ma, anche a causa di un brutto infortunio, nemmeno sotto la guida del neo allenatore azzurro si è più rivisto il giovane talento che tanto bene fece davanti agli 80.000 tifosi blancos in quel di Madrid appena due anni prima.

Che strana la vita, si fatica tanto per arrivare in cima e poi ci si mette davvero poco a cadere rovinosamente verso il basso. Passare dall’essere una giovane promessa ad oggetto misterioso è un attimo. La pressione che si avverte nelle grandi squadre è davvero tanta e se non si è supportati da spalle larghe e dalla giusta mentalità si finisce inevitabilmente per restarne schiacciati. Probabilmente rivedremo ancora la versione migliore di Amadou Diawara ma, se davvero accadrà, non sarà  sicuramente qui a Napoli. Rimarrà comunque l’amaro in bocca per quello che poteva essere e non è stato e nel momento in cui farà le valigie per continuare la sua carriera altrove ci lascerà in omaggio un grande interrogativo: era davvero un talento o semplicemente uno dei tanti? Al futuro l’ardua sentenza.

A cura di Simone Santacroce

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